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ORIGINALS
Tommaso Cappellato
Tommaso Cappellato (drums)
Marcello Allulli (tenor saxophone)
Federico Casagrande (guitar)
Michele Manzo (guitar)
Matteo Alfonso (fender rhodes)
Andrea Lombardini (electric bass)
Shanthi Kumari Roat (vocals)
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1. Once Upon A Space 04:41
2. Krishnamurti 03:15
3. Nowhere, Now Here 04:40
4. Appia 05:34
5. The Longest Breakup 05:58
6. One's Self Again 06:36
7. Uber Alles 06:22
8. World Traveller 06:37
Tommaso Cappellato (drums & compositions)
Marcello Allulli (tenor saxophone)
Federico Casagrande (guitar)
Michele Manzo (guitar)
Matteo Alfonso (fender rhodes)
Andrea Lombardini (electric bass)
Shanthi Kumari Roat (vocals on "World Traveller")
Recorded July 2007 at True Colours Studio, Padova - Italy
Released 01 August 2007
Mix and mastering - Max Trisotto
Cover Painting - Tommaso Cappellato
Graphic Design - Misato Hirono
ORIGINALS reviewed on ALLABOUTJAZZ ITALIA
Pubblicato il 29 Maggio 2012 Testo di Vincenzo Roggero
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=8153
Nell'eclettica discografia del batterista e compositore padovano Tommaso Cappelato Originals si situa in una sorta di terra di mezzo stilistica e creativa. Registrato nell'agosto 2007 in sestetto con la presenza di due chitarre, Originals prende forma dopo nove anni di permanenza negli States con lo sguardo già rivolto alle nuove sinergie che si verranno a tessere successivamente. Nelle otto composizioni del disco riconosciamo una pausa di riflessione, il tentativo di mettere a fuoco gli input assorbiti dall'esperienza americana per proiettarli in una nuova dimensione. Cappellato miscela groove metropolitani, resi elastici dal suo drumming vigoroso e mai invadente , con forti suggestioni elettriche (le due chitarre menzionate più il Fender Rhodes) e con un notevole senso melodico, quasi d'altri tempi, a fungere da collante. E così, tra umori fusion, le sognanti "The Longest Break Up" e "Uber Alles," riff accattivanti, l'ammaliante "One's Self Again," dolci ninne nanne come "Krishnamurti," Originals scorre placido e sereno senza particolari sussulti o colpi di coda fino al conclusivo "World Traveller". Qui lo scarto è netto, l'impatto sonoro più deciso, la trama fitta e densa con un afflato spirituale che il sax di Marcello Allulli, tra John Coltrane e Gato Barbieri, mette in bella evidenza.






