
INTERVIEWS
ALL ABOUT JAZZ ITALIA
Angelo Leonardi
08/04/10
RADIO SHERWOOD
Juliano Peruzy
25/03/10
SOUND CONTEST
Giulia Di Dato
19/12/2009
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ARTICLES in ENGLISH----------------------------------------------------------------------------------
THE DUES (Australian Music Magazine)
HEAR FREE PLAY (Brae Grimes)
Every morning, when I begin my journey to work, I think about what the beginning of my day’s soundtrack will be. Sometimes it’s jazz, sometimes it’s metal, and somedays a touch of classical, but after Sunday nights performance I will be listening to home-grown jazz to liven my senses. In one of the most inspirational performances I have seen, Tommaso Cappellato (drums) and his quintet (which included local heroes such as Peter Knight on trumpet/electronics, Colin Hopkins on piano, Frank Di Sario on Double Bass and Steve Magnusson on guitar), fought through free-form structure to create a beautiful, intriguing and coherent performance. Before I continue, I must tell you that Peter Knight (to whom I had the pleasure of being introduced the previous night at the Melbourne International Biennale of Exploratory Music) is one of my favourite performers and composers. He echoes great trumpeters like Dave Douglas, Scott Tinkler, and Wynton Marsalis, but brings a completely different approach to every note he plays. This same freshness was evident on the night: everybody played with their own unique contributions to the musical stew. From the first note, each musician had their own way of creating change; playing broken rhythms, creating odd harmonic structures, or adding an element of ambient sound to throw the performers into a new direction. The communication seemed subconscious on stage; the flow seemed sometimes obvious and sometimes impossible to tell where it would lead next. The best part was that I didn't mind if there was no resolution! The music was so pure, so raw, that it sounded like it had been written for that night alone. In a way, it was. In conversation with Peter, I asked what his inspiration was for the music. “It was all improvised,” he said, “We just had a lot of fun.” As did the other audience members. The music sometimes had brooding qualities, clear motives, directive drive and joyous moments. Sometimes these moods were evoked simultaneously. The real star of the night was Tommaso. His vision, to put together a somewhat unrehearsed band and let them do whatever, whenever and for however long they like, had a brilliant, almost Miles-esque, quality. His drumming was absolutely superb. Using a full range of auxiliary percussion as well the drum kit, his technique commanded rapt attention from the whole audience. It was a pleasure watching his bare hands create phrases that outlined the central idea of themes, then repeating these themes with sticks, brushes, mallets, replacing familiar tonalities with sea-shells on rope and junkyard percussion. So that’s why I’m going to be listening to our own boys and girls playing the music I feel most passionate about. Being a musician myself, I can appreciate just about anything for what it is, but, being an Australian jazz musician I feel we are different to the Europeans and Americans in our approach to jazz. This is refreshing considering how much American and European jazz is available to us in comparison to the Australian jazz available overseas. The whole concert could be summed up with the simple comment Miles Davis made to Chick Corea before a recording session: “Just play what you hear.” And what a pleasure, hearing what they played.
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GREAT NEW DEEP JAZZ ALBUM ON ITALY'S ELEFANTE ROSSO
RUSH HOUR RECORDS
Debut album from this incredibly eclectic and fresh composer born in Padua, Italy with New York based education, Tommaso Cappellato delivers a stunning quartet studio recorded following 2 tours of live sessions at the best italian jazz spots, following the 12” previously featured on the Elefante Rosso imprint, and including a studio version of The Knight. Open is a crossover view of today’s jazz rooted in the panafrican origins and the Spiritual Jazz foundations, bringing to the frontline a wide travelling and exploration experience from which his eclectic and unique approach to this modern jazz world. You can clearly state the NY based fresh scene crossing afro hip hop and beats, African grooves and patterns with an incredible Michael Blake on both Soprano and Tenor saxophone (sometimes played simultaneously) young and stunning Italian jazz talent Giovanni Guidi on piano, and the Chicago born Joe Rehmer on bass. A truly fresh and exciting material recorded at the most recommended studio in northern Italy, presented on the Elefante Rosso imprint.
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ARTICOLI IN ITALIANO
GIORNALE DELLA MUSICA
DAL MIDWEST AL NORDEST di Alessio Surian
Steve Cardenas Trio 22/01/11
Veneto Jazz - Teatro Filarmonico - Piove Di Sacco (PD)
Steve Cardenas in un trio elettrico dai sapori acustici con Cappellato e Lombardini.
Sei concerti in sei giorni. Prima di salire sul palco del bel Teatro Filarmonico di Piove di Sacco, il trio guidato da Steve Cardenas ha avuto modo di conoscersi, a fondo e di sviluppare un attento ascolto reciproco: una capacità di dialogo che offre ai brani del terzo cd del chitarrista, “West of Middle” un calibro nuovo rispetto alla prova discografica con Allison e Royston. Tommaso Cappellato e Andrea Lombardini, con un basso elettrico che assume volentieri sonorità e incedere contrabassistici, sanno leggere i brani originali di Cardenas in piena sintonia con l’approccio essenziale del leader. Come sezione ritmica avevano già dato prova di ottimo affiatamento e sintonia espressiva in trio con Michael Blake. Ora mostrano doti di attenti camaleonti in brani come “Oriel” (dal cd “Panoramic”), che grazie alla precisione e al respiro collettivo guadagna una torsione ipnotica, o come “Blue Streak” (già inciso da Keith Jarrett nel 1974 mentre cercava l’isola giusta) che fa tesoro dello spirito rockettaro del miglior Scofield, ma sempre all’insegna di un fraseggio mai chiassoso, di allusioni precise che lasciano spazio ad un interplay venato di lirismo e di un gusto tutto sommato acustico. Un atteggiamento da un lato un po’ contenuto, ma, dall’altro, molto godibile nei tempi medi e nell’intelligente scaletta del concerto che ricalca in gran parte quella del cd, con l’alternarsi di intenzioni ritmiche di sapore ben diverso, valga per tutte la transizione dagli smottamenti ritmici di “Roundup” all’incedere sicuro e ai pedali armonici di “West of Middle”.
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OPEN A PADOVA di Alessio Surian
Tommaso Cappellato Quartet 06/11/09
Storie di Jazz - Padova - Spazio Gershwin
L'interplay aperto del quartetto di Tommaso Cappellato
Terzo tour in pochi mesi per questo affiatato quartetto italo-americano, con presentazione del cd “Open”, fra i più interessanti del 2009, registrato a maggio per Elefante Rosso. Gremito il teatro della scuola di musica “Gershwin” di Padova, dove il leader Tommaso Cappellato sedici anni fa muoveva i primi passi da batterista. L'apertura del concerto è affidata agli stessi brani, “Open” e “Nowhere, Now Here” con cui comincia il cd, slabbrati dalla capacità di dar vita a nuovi inserti e da un attento ascolto delle reciproche intenzioni improvvisative. Blake e Guidi paiono particolarmente in sintonia nell'esplorazione dei tappeti ed accenti poliritmici stesi da Cappellato, con il contrabbasso di Rehmer a fare da àncora, mai ripetitivo, sempre attento anche ai contorni melodici. La sorpresa viene da un arrangiamento curato da Blake di “Se telefonando” con il tenore ad aprire la strada al dialogo collettivo, ma anche capace di mettere al centro l'affettività e i graffi di Mingus accanto alle linee di Morricone. Gran finale con due brani originali, legati anche nella scaletta del cd, ideali cornici sia degli spigoli e della ricerca di contrasti inediti, in “The Knight”, sia del lavoro sulla forma canzone e la melodia, in una “Krishnamurti” che vira calypso e offre alla sezione ritmica un'opportunità per far ascoltare la propria poetica: lieve e, al tempo stesso, mai prevedibile.
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SOUND CONTEST
Gli Youngtet di Tommaso Cappellato alle Cantine dell'Arena a Verona
Giulia Di Dato - 27/11/2009
Martedi' 17 novembre alla Cantine dell'Arena di Verona, lo storico locale in pieno centro adiacente all'Arena che mantiene ancora la stessa struttura romana, si sono esibiti gli Youngtet di Tommaso Cappellato, batterista e band leader con all'attivo altri progetti ambiziosi, in quartetti come Nesso G o Quartet con il quale ha inciso recentemente un disco, "Open". Cappellato si e' lanciato in un'avventura che lo premia per il coraggio, l'intuito e la spregiudicata certezza che il jazz italiano deve rinnovarsi a partire dalla fiducia che possiamo accordare a giovani talenti lasciandogli il tempo di esprimersi, di provarsi e di crescere per riempire il proprio vissuto di anima vibrante. Il nome del gruppo, infatti, si riferisce ai suoi giovani componenti: il contrabbassista Gabriele Evangelista, appena ventenne e il pianista Alessandro Lanzoni, solo diciassettenne. Il repertorio in cui si cimentano e' fatto di Original eamp; Standard Jazz in cui si percepisce la formazione newyorkese di Cappellato che per 10 anni ha vissuto nella Grande Mela studiando, suonando e registrando con grandi musicisti come Harry Whitaker, Steve Grossman, Aaron Goldberg, e in Italia con artisti del calibro di Enrico Pierannunzi o Pietro Tonolo. Il trio parte con uno standard, equilibrato e semplice. Seguono pezzi sempre piu' complessi e articolati nella costruzione armonica, nelle sonorita', ma soprattutto nell'impostazione mentale che tende ad un intellettualismo astratto pur rimanendo ancorata alla struttura classica degli standard. Gabriele Evangelista si astrae dal contesto circostante e, lasciandosi andare a movimenti disarticolati del corpo, quasi non avesse struttura ossea, suona con agilita' strappando un suono quasi ovattato al suo contrabbasso, caldo ed equilibrato. Si procede sempre piu' verso strutture concettuali alle quali aspira Alessandro Lanzoni che mostra un insospettato talento dal punto di vista tecnico, eseguendo assoli complessi, lasciando intuire un incredibile potenziale anche se ancora verde. Dall'incapacita' di costruire il suono nelle dita, facendolo crescere dal tocco alla corda, si percepisce la mancanza di vissuto, ma si tratta solo di una giovane eta' che presto mordera' la vita lasciandosene riempire con quelle gioie e quei dolori attraverso i quali tutti i piu' grandi musicisti ci hanno riempito il cuore.
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