PRESS

ENGLISH ARTICLES

THE DUES (Australian Music Magazine)
HEAR FREE PLAY (Brae Grimes)

Every morning, when I begin my journey to work, I think about what the beginning of my day’s soundtrack will be. Sometimes it’s jazz, sometimes it’s metal, and somedays a touch of classical, but after Sunday nights performance I will be listening to home-grown jazz to liven my senses. In one of the most inspirational performances I have seen, Tommaso Cappellato (drums) and his quintet (which included local heroes such as Peter Knight on trumpet/electronics, Colin Hopkins on piano, Frank Di Sario on Double Bass and Steve Magnusson on guitar), fought through free-form structure to create a beautiful, intriguing and coherent performance. Before I continue, I must tell you that Peter Knight (to whom I had the pleasure of being introduced the previous night at the Melbourne International Biennale of Exploratory Music) is one of my favourite performers and composers. He echoes great trumpeters like Dave Douglas, Scott Tinkler, and Wynton Marsalis, but brings a completely different approach to every note he plays. This same freshness was evident on the night: everybody played with their own unique contributions to the musical stew. From the first note, each musician had their own way of creating change; playing broken rhythms, creating odd harmonic structures, or adding an element of ambient sound to throw the performers into a new direction. The communication seemed subconscious on stage; the flow seemed sometimes obvious and sometimes impossible to tell where it would lead next. The best part was that I didn't mind if there was no resolution! The music was so pure, so raw, that it sounded like it had been written for that night alone. In a way, it was. In conversation with Peter, I asked what his inspiration was for the music. “It was all improvised,” he said, “We just had a lot of fun.” As did the other audience members. The music sometimes had brooding qualities, clear motives, directive drive and joyous moments. Sometimes these moods were evoked simultaneously. The real star of the night was Tommaso. His vision, to put together a somewhat unrehearsed band and let them do whatever, whenever and for however long they like, had a brilliant, almost Miles-esque, quality. His drumming was absolutely superb. Using a full range of auxiliary percussion as well the drum kit, his technique commanded rapt attention from the whole audience. It was a pleasure watching his bare hands create phrases that outlined the central idea of themes, then repeating these themes with sticks, brushes, mallets, replacing familiar tonalities with sea-shells on rope and junkyard percussion. So that’s why I’m going to be listening to our own boys and girls playing the music I feel most passionate about. Being a musician myself, I can appreciate just about anything for what it is, but, being an Australian jazz musician I feel we are different to the Europeans and Americans in our approach to jazz. This is refreshing considering how much American and European jazz is available to us in comparison to the Australian jazz available overseas. The whole concert could be summed up with the simple comment Miles Davis made to Chick Corea before a recording session: “Just play what you hear.” And what a pleasure, hearing what they played.

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GREAT NEW DEEP JAZZ ALBUM ON ITALY'S ELEFANTE ROSSO

RUSH HOUR RECORDS

Debut album from this incredibly eclectic and fresh composer born in Padua, Italy with New York based education, Tommaso Cappellato delivers a stunning quartet studio recorded following 2 tours of live sessions at the best italian jazz spots, following the 12” previously featured on the Elefante Rosso imprint, and including a studio version of The Knight. Open is a crossover view of today’s jazz rooted in the panafrican origins and the Spiritual Jazz foundations, bringing to the frontline a wide travelling and exploration experience from which his eclectic and unique approach to this modern jazz world. You can clearly state the NY based fresh scene crossing afro hip hop and beats, African grooves and patterns with an incredible Michael Blake on both Soprano and Tenor saxophone (sometimes played simultaneously) young and stunning Italian jazz talent Giovanni Guidi on piano, and the Chicago born Joe Rehmer on bass. A truly fresh and exciting material recorded at the most recommended studio in northern Italy, presented on the Elefante Rosso imprint.

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ARTICOLI IN ITALIANO


GIORNALE DELLA MUSICA
OPEN A PADOVA di Alessio Surian
Tommaso Cappellato Quartet 06/11/09
Storie di Jazz - Padova - Spazio Gershwin

L'interplay aperto del quartetto di Tommaso Cappellato
Terzo tour in pochi mesi per questo affiatato quartetto italo-americano, con presentazione del cd “Open”, fra i più interessanti del 2009, registrato a maggio per Elefante Rosso. Gremito il teatro della scuola di musica “Gershwin” di Padova, dove il leader Tommaso Cappellato sedici anni fa muoveva i primi passi da batterista. L'apertura del concerto è affidata agli stessi brani, “Open” e “Nowhere, Now Here” con cui comincia il cd, slabbrati dalla capacità di dar vita a nuovi inserti e da un attento ascolto delle reciproche intenzioni improvvisative. Blake e Guidi paiono particolarmente in sintonia nell'esplorazione dei tappeti ed accenti poliritmici stesi da Cappellato, con il contrabbasso di Rehmer a fare da àncora, mai ripetitivo, sempre attento anche ai contorni melodici. La sorpresa viene da un arrangiamento curato da Blake di “Se telefonando” con il tenore ad aprire la strada al dialogo collettivo, ma anche capace di mettere al centro l'affettività e i graffi di Mingus accanto alle linee di Morricone. Gran finale con due brani originali, legati anche nella scaletta del cd, ideali cornici sia degli spigoli e della ricerca di contrasti inediti, in “The Knight”, sia del lavoro sulla forma canzone e la melodia, in una “Krishnamurti” che vira calypso e offre alla sezione ritmica un'opportunità per far ascoltare la propria poetica: lieve e, al tempo stesso, mai prevedibile.

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SOUND CONTEST
Gli Youngtet di Tommaso Cappellato alle Cantine dell'Arena a Verona
Giulia Di Dato - 27/11/2009


Martedi' 17 novembre alla Cantine dell'Arena di Verona, lo storico locale in pieno centro adiacente all'Arena che mantiene ancora la stessa struttura romana, si sono esibiti gli Youngtet di Tommaso Cappellato, batterista e band leader con all'attivo altri progetti ambiziosi, in quartetti come Nesso G o Quartet con il quale ha inciso recentemente un disco, "Open". Cappellato si e' lanciato in un'avventura che lo premia per il coraggio, l'intuito e la spregiudicata certezza che il jazz italiano deve rinnovarsi a partire dalla fiducia che possiamo accordare a giovani talenti lasciandogli il tempo di esprimersi, di provarsi e di crescere per riempire il proprio vissuto di anima vibrante. Il nome del gruppo, infatti, si riferisce ai suoi giovani componenti: il contrabbassista Gabriele Evangelista, appena ventenne e il pianista Alessandro Lanzoni, solo diciassettenne. Il repertorio in cui si cimentano e' fatto di Original eamp; Standard Jazz in cui si percepisce la formazione newyorkese di Cappellato che per 10 anni ha vissuto nella Grande Mela studiando, suonando e registrando con grandi musicisti come Harry Whitaker, Steve Grossman, Aaron Goldberg, e in Italia con artisti del calibro di Enrico Pierannunzi o Pietro Tonolo. Il trio parte con uno standard, equilibrato e semplice. Seguono pezzi sempre piu' complessi e articolati nella costruzione armonica, nelle sonorita', ma soprattutto nell'impostazione mentale che tende ad un intellettualismo astratto pur rimanendo ancorata alla struttura classica degli standard. Gabriele Evangelista si astrae dal contesto circostante e, lasciandosi andare a movimenti disarticolati del corpo, quasi non avesse struttura ossea, suona con agilita' strappando un suono quasi ovattato al suo contrabbasso, caldo ed equilibrato. Si procede sempre piu' verso strutture concettuali alle quali aspira Alessandro Lanzoni che mostra un insospettato talento dal punto di vista tecnico, eseguendo assoli complessi, lasciando intuire un incredibile potenziale anche se ancora verde. Dall'incapacita' di costruire il suono nelle dita, facendolo crescere dal tocco alla corda, si percepisce la mancanza di vissuto, ma si tratta solo di una giovane eta' che presto mordera' la vita lasciandosene riempire con quelle gioie e quei dolori attraverso i quali tutti i piu' grandi musicisti ci hanno riempito il cuore.

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ALBUM REVIEWS




 
 
 
 



 


JAZZITALIA
OPEN Eelefante Rosso - ER 003CD 
di Gianni B. Montano

I batteristi band- leader, solitamente, formano gruppi in cui il suono delle percussioni sopravanza gli altri strumenti o – comunque - assume un ruolo caratterizzante, di rilievo all'interno del progetto complessivo. Non è il caso di Tommaso Cappellato, almeno in questo cd. Il batterista veneto ricopre, infatti, una posizione di supporto verso gli altri compagni di avventura e si limita ad una funzione di accompagnamento, di sottolineatura di determinati passaggi o a fornire colori, sfumature per esplicitare l'idea ritmica propria di ogni brano. Nel suo quartetto ha selezionato musicisti di particolare valore e capacità, cominciando dal pianista Giovanni Guidi, uno dei più rinomati nuovi talenti del jazz italiano. I suoi modelli sono Keith Jarrett e Chick Corea, indubbiamente, ma, in questo disco, si nota una qualche discendenza pure dal pianismo cool di Lennie Tristano. Insomma, in ogni suo intervento si coglie la sua cultura musicale e la sua intenzione, allo stesso tempo, di distinguersi dai maestri che ha scelto come archetipi. Al sassofono si impone il magistero di Michael Blake, più convincente al tenore che al soprano ma, ad ogni buon conto, un signore delle ance. Al tenore, appunto, il musicista americano riprende la lezione di Warne Marsh, transitando velocemente per Coltrane, per approdare ad Archie Shepp, mantenendo, però, un suono "bianco" nel suo strumento principale. E' ancora newyorkese il bassista Joe Rehmer, il meno famoso dei tre, dotato di una cavata potente, di un fraseggio intrigante, con qualche similitudine con Miroslav Vitous o i bassisti storici dell'ECM, Eberhard Weber, Palle Danielsson in primis. La musica che si ascolta in questo disco è multiforme e varia. Ogni traccia ha una sua fisionomia, ma si percepisce un'omogeneità di discorso, fondamentalmente. Volendo trovare una definizione, siamo di fronte ad un jazz moderno, attento alla tradizione nella pronuncia, nel "mood" e proiettato in avanti nella costruzione dei brani, senza, però "deragliare" oltre i confini del genere. Nei primi due pezzi "Nowhere, now here", Michael Blake usa il soprano con un suono simile all'armonica. In entrambe le occasioni si distinguono le entrate "in punta di bacchetta" di Cappellato, un campione del "bon ton", come batterista. Nel senso che, prima di introdursi, sembra chiedere il permesso ai suoi partners. Nelle due improvvisazioni collettive "Episode 29" e "Scream away", i quattro musicisti danno vita ad un contrasto timbrico piuttosto netto, che contiene una sua armonia, pur nella ricercata disarmonia di base. I brani migliori sono: "World traveller", con un andamento ondivago, dove emergono un riff ostinato del basso, ripreso da piano e batteria e l'intervento melodico, ma asciutto, essenziale del sax. Inizia con un dialogo a due, fra Blake e Cappellato, "The knight" che si dipana, poi, con un incedere "neo-cool dell'anno 2009" e vanta momenti atonali e un accompagnamento incalzante, quasi assillante da parte di Giovanni Guidi. Riprende una fisionomia funky il colloquio fra basso e batteria in "He said then she said", dove i due protagonisti si dilettano a portare a rottura un ritmo cadenzato, rockeggiante, dopo essersene serviti. Chiude il disco Cappellato in solitudine, al piano, con un'altra sua intensa composizione. Insomma, "Open" è un cd dalle tante qualità, che dimostra come il talento "discreto" di Cappellato, "rodato" dalla frequentazione di buone scuole e di altrettanto ben scelte compagnie, sia in grado di produrre una musica controllata e aperta al contributo di validi musicisti.

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ALL ABOUT JAZZ ITALIA
OPEN
Tommaso Cappellato | Elefante Rosso (2010)
di Vincenzo Roggero

Tommaso Cappellato fa parte di quella ormai numerosa schiera di musicisti italiani che considerano l'esperienza di vita all'estero un fattore fondamentale di arricchimento culturale di uomo e di musicista. Ciò ha portato il giovane batterista veneto ad attraversare Africa, Australia, Giappone e soprattutto a risiedere per ben nove anni negli Stati Uniti, in particolare a New York. Qui ha intessuto una fitta rete di relazioni personali e musicali, divenendo una presenza frequente della fervida scena Downtown. La partecipazione di musicisti statunitensi in questa registrazione non è quindi la solita "ospitata" che funge da richiamo o da elemento di prestigio ma è la logica conclusione di un percorso umano e professionale espresso con grande naturalezza e originalità. Grazie anche al concorso dei suoi compagni di viaggio. Guidi si conferma pianista dalle grandi qualità in grado di distillare con sapienza la propria personalità anche in contesti altrui, Blake è sassofonista e musicista tra i più pronti a cogliere fermenti e nuove possibili vie percorribili dalla musica improvvisata, Rehmer, chicagoiano classe 1984, è un talento cristallino che si muove con disinvoltura tra jazz, pop, rock e avanguardia.
Questa fitta trama di esperienze e bagagli personali si riversa in Open, disco aperto, per l'appunto, a sollecitazioni e impulsi i più diversi, filtrati e sintetizzati con lucidità dal leader. Si passa così dalla giocosa cantabilità della title track alle macchie improvvisative di "Episode 29," dalle pulsazioni africane di "World Traveller," con Blake che suona simultaneamente soprano e tenore, alla sobria ballad di "Mysteries of Life". Da segnalare "The Knight," una sorta di hit dalla sfumata connotazione funky, uscito anche come singolo in vinile, e il conclusivo "Natural Element," quasi tre minuti solitari in cui troviamo Cappellato al piano.

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MONDO JAZZ
Tommaso Cappellato Quartet - OPEN (ELEFANTE ROSSO) 2009

Roberto Dell'Ava 02 Marzo 2010
 
Dopo quarant’anni di concerti e di ascolti è difficile emozionarsi ancora al primo ascolto di un album. Evento raro,  in particolare se si tratta dell’opera prima di un giovane batterista, italiano e conosciuto praticamente solo dagli addetti ai lavori. L’album in questione è uscito lo scorso anno per Elefante Rosso, ma di fatto è scomparso subitamente dai rari negozi che trattano la musica jazz, e se non ne avessi ricevuto una copia dallo stesso Tommaso non sarei mai riuscito ad ascoltarlo. Già sulla carta il gruppo appare intrigante, grazie al sapiente accostamento del sassofonista americano Michael Blake con il pianista Giovanni Guidi, adeguatamente supportati dal contrabbasso del chicagoano Joe Rehmer e dai poliritmi di Tommaso Cappellato. Le composizioni sono tutte del leader, ad eccezione di alcune brevi improvvisazioni di gruppo e del brano suonato solo dalla sezione ritmica (He Said Then She Said), che mette in rilievo un timing perfetto ed una naturale melodicità espressiva. Il gruppo suona un jazz eclettico e moderno, un occhio alla tradizione ed un altro alla sperimentazione, con un ottimo groove impreziosito dal suono acido ed obliquo delle ance di Blake. Mi hanno impressionato e convinto fin dal primo ascolto i brani dal tempo lento e rarefatto dove il tocco sapiente ed evocativo di Guidi lascia una traccia indelebile. Mysteries of Life e Krishnamurti rivelano una liricità emotiva non disgiunta da una profondità compositiva e spirituale di grande interesse. Le note sottratte hanno un peso ed una importanza equivalente a quelle suonate, contribuendo ad accrescere il pathos. Ma è tutto l’abum a convincere ascolto dopo ascolto. L’affiatamento tra i musicisti è palpabile ed evidente, tanto da far sperare in un seguito sia concertistico che discografico. Intrigante, originale, eclettico.

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